Sognando California, o no?

30 04 2009
Emissioni gonfiate...

Dai Arnold, sgònfiati...

Il governatore della California, l’austriaco ex campione mondiale di body building ed attore, a molti noto come Terminator, vuole ridurre le emissioni dei veicoli, che in quello stato grande due volte l’Italia ammontano al 40% del totale. Ora sono stati approvati dalla locale agenzia per l’ambiente dei provvedimenti per ridurre entro il 2020 le emissioni veicolari del 10% (rispetto al 2010!) . Bene, direte voi, meglio di niente… Il punto è però che le riduzioni dovrebbero avvenire soprattutto attraverso la produzione locale di biocarburante, per il quale dovrebbero essere realizzati ben 12 nuovi impianti di produzione. Come dovrebbe essere ormai chiaro a tutti i biocarburanti non necessariamente riducono le emissioni di carbonio, anzi… Tant’è che i brasiliani, grandi produttori di etanolo da canna da zucchero, hanno espresso forti perplessità su questa normativa “autarchica”, destinata sostanzialmente a sovvenzionare i locali agricoltori (meglio sarebbe chiamarli proprietari terrieri, data la struttura della proprietà agricola in California). E pensare che per ridurre le emissioni veicolari di ben più del 10% basterebbe adottare gli standard europei…





Casa Clima all’università di Bolzano

22 04 2009

Imparare a progettare una casa a basso impatto climatico non è più così difficile, basta andare all’università di Bolzano e iscriversi al master di secondo livello CasaClima, con lezioni in italiano e inglese. Speriamo che il vizio si diffonda anche più a sud…





There you are… with an electric car!

16 04 2009
E ancora un sogno...

E' ancora un sogno...

Bene ragazzi, qualcosa si muove. Non da noi, naturalmente, ma in Inghilterra, dove oggi il governo dà il via a un piano di incentivazione (250 milioni di sterline) per l’acquisto di auto elettriche, e in Danimarca, dove verrà realizzata una rete di stazioni di ricarica (con corrente di produzione eolica) e sostituzione delle batterie scariche, del tipo di quella messa a punto e promossa dall’azienda del finanziere israeliano Shai Agassi, Better Place (bel nome, speriamo sia di augurio anche per i palestinesi…) .

E’ indubbio che la crisi petrolifera dell’anno scorso, seguita da quella finanziaria ed economica in cui il mondo si dibatte ancora, nei posti dove ancora qualcuno governa ragionando, si stia dimostrando un’enorme opportunità per affrontare anche la questione climatica. L’auto elettrica, ma più in generale il trasporto elettrico, offre infatti il vantaggio di sostituire in tempi ragionevolmente brevi la dipendenza dalle fonti fossili con una nuova dipendenza virtuosa dalle rinnovabili (per esempio eolico per gli schemi pubblici, solare per la ricarica domestica) e anche una serie di ghiotti vantaggi collaterali, come la virtuale scomparsa dei fumi di scarico e del rumore connessi con la combustione interna. Un altro vantaggio della transizione di massa all’elettrico sarebbe la creazione di una rete di stazioni di ricarica, che possono accumulare energia nelle batterie quando la produzione supera la domanda (tipicamente di notte) ed eventualmente rifornire la rete, quando quest’ultima  succhia più corrente di quella in produzione.

In Italia invece i piani per elettrificare i vecchi cinquini sono frenati da normative insensate.





Se non ci credono loro…

14 04 2009
Le tasse sono bellissime...

Le tasse sono bellissime...

Secondo il Guardian di oggi un’indagine demoscopica condotta tra scienziati ed esperti di clima che hanno partecipato al recente congresso climatico di Copenhagen ha concluso che nove su dieci tra loro pensano che le politiche climatiche attuali non riusciranno a contenere il riscaldamento globale al di sotto di due gradi a fine secolo e che probabilmente nel 2100 il livello delle temperature globali si attesterà su +4 o anche +5 gradi rispetto all’era preindustriale. Non è una buona notizia, significa che l’occhio critico degli esperti guarda con scetticismo alle politiche messe in campo finora dai governi e implicitamente domanda di fare di più, molto di più di quel che stiamo facendo. Cos’è che si dovrebbe fare allora? Qui usciamo dal campo strettamente scientifico per passare a quello politico-economico. Secondo Jeffrey Sachs (foto), direttore dell’influente Earth Institute, Columbia University, la soluzione europea delle quote e del mercato di emissioni ETS non funziona, ci vuole invece un sistema di tassazione diretta delle emissioni (la cosiddetta carbon tax) a carico degli emettitori. Il dibattito è formidabile, se volete averne una vaga idea date un’occhiata qui. C’è da perderci la testa (o la Terra?).





Soffia il vento e calan le emissioni…

9 04 2009
Macchine da 6 megawatt... in Germania.

Macchine da 6 megawatt... in Germania.

Due notiziole primaverili: (1) gli spagnoli in marzo hanno fatto il nuovo record, per un attimo hanno fornito il 40% dell’elettricità alla rete solo col vento. Tanto per corroborare la notizia nel mese di febbraio tra vento e acqua le rinnovabili spagnole hanno garantito un terzo di tutta la corrente consumata nel paese. (2) Nel 2008, complice la crisi, le emissioni di CO2 conteggiate dal sistema europeo ETS sono calate del 5-6% rispetto all’anno prima, passando da 2160 a 2030 milioni di tonnellate (stime preliminari soggette a verifica). Buona Pasqua.





Qualcuno ha del ghiaccio?

2 04 2009

Ghiaccio bollente...

Ghiaccio bollente...

Volete vedere con i vostri occhi quanto ghiaccio c’era nell’Artico alla fine della scorsa estate e confrontarlo con quanto ce n’era nello stesso giorno di vent’anni prima? C’è una pagina web che ve lo consente. Fa parte di un eccellente sito (intitolato, a mo’ di giornale quotidiano, The Cryosphere Today) dell’università dell’Illinois, basato su migliaia di immagini da satellite che l’università ha collezionato e continua ad accumulare, allo scopo di permettere a chiunque di seguire quel che accade al polo nord e nel resto della criosfera. Sono rimasto a bocca aperta quando ho confrontato il 30 settembre del 2007 e del 2008 con lo stesso giorno del 1980. Un conto è sentirlo dire, un altro è vedere con i propri occhi quanto poco ghiaccio restava sull’oceano artico alla fine delle scorse estati. La storia degli orsi polari in pericolo, dirà qualche cinico, non ci scuote più di tanto. Beh, allora lasciatevi scuotere da questo: se il polo nord continua a scaldarsi così tanto siamo nei guai grossi tutti, e non solo gli orsi. Avete presente la Siberia? Anche il suo permafrost si scioglie, e dai suoli scongelati si liberano quantità sempre crescenti di metano, un gas serra ventitrè volte più efficiente dell’anidride carbonica e che non abbiamo alcuna idea di come recuperare dall’atmosfera una volta che ci finisce. Katey Walter, la giovane scienziata americana che nel 2006 aveva pubblicato su Nature il primo rapporto sperimentale sull’argomento, è tornata di recente sui siti siberiani dove aveva fatto le sue misure e dice che i laghi che eruttano metano sono quattro volte più grandi di quattro anni fa… Le connessioni tra lo scioglimento dei ghiacci artici e il resto del pianeta appaiono del tutto sorprendenti. Qualcuno ha pubblicato un serio studio modellistico dal quale si deduce che, grazie alle enormi masse d’acqua dolce che continuano a riversarsi nell’Oceano artico a causa delle crescenti temperature, si è indebolita la corrente marina conosciuta come il Grande Nastro Trasportatore, che si origina vicino alla Groenlandia e che gira per mezzo mondo: gli effetti di questo cambiamento si ripercuotono fino all’Oceano Indiano, perturbando o addirittura interrompendo il ciclo dei monsoni, assolutamente vitali per l’India e per le zone limitrofe. Per dirla con Fred Pearce, di New Scientist “A warmer Arctic will change the entire planet, and some of the potential consequences are nothing short of catastrophic”.