Dobbiaco, sei forte!

27 03 2009
Una grossa stufa a legna

Una grossa stufa a legna

Oltre ad un meraviglioso panorama dolomitico, una magnifica pista da fondo e un’ottima accoglienza turistica, la cittadina di Dobbiaco (Toblach, in provincia di Bolzano) riserva al visitatore anche la sorpresa di un’efficientissima centrale a legname che fornisce sia elettricità che calore in teleriscaldamento, anche al vicino paese di S. Candido (Innichen). Si tratta di un esempio intelligente di generazione energetica integrata con l’economia della zona, ricchissima di boschi e segherie, che producono molti scarti. Sono questi scarti ad alimentare il bruciatore e la turbina, come si può leggere nel dettagliatissimo sito che descrive la centrale e la sua storia.





Forza col vento in montagna!

23 03 2009
Montecreto, prossima patria emiliana delleolico

Montecreto, prossima patria emiliana dell'eolico

In Italia il grosso dello sviluppo eolico è in meridione, ma il vento non manca anche nel nord, specie sui monti. L’energia dal vento, è bene ricordarlo per l’ennesima volta, è assolutamente pulita, le macchine che la producono sono (relativamente) facili da montare e da rimuovere, non producono radiazioni, gas tossici e aiutano a ridurre l’impatto umano sul clima. E’ di questi giorni la notizia che anche in Emilia-Romagna siamo prossimi all’approvazione di un parco eolico di tutto rispetto sulle falde del Monte Cimone, la vetta più alta della regione, nota a tutti gli appassionati di sci del modenese e delle province limitrofe e sede di una base militare dell’Aeronautica e di un laboratorio scientifico del Cnr. La nuova centrale sarà composta da quattro macchine da 1,5 MW alte 65 m, che forniranno corrente e reddito. La corrente dovrebbe servire a cancellare almeno in parte le emissioni serra dovute agli impianti di risalita del comune di Montecreto mentre il reddito dovrebbe fluire nelle casse della società Cimoncino, di cui è proprietaria anche Nicoletta Mantovani, la vedova Pavarotti. Questo almeno è quel che si capisce a leggere le un po’ confuse cronache giornalistiche locali. Se siete più informati il posto per i commenti c’è.





Tornare alla carboneria

10 03 2009
Un nuovo carbonaro...

Un nuovo carbonaro...

Non è un invito alla ricostituzione di movimenti libertari clandestini (anche se forse qualcuno ce ne vorrebbe, dati i tempi), è invece uno sbocco possibile per il problema dell’anidride carbonica: sequestrarla nella carbonella vegetale e seppellirla nel terreno. I carbonai o carbonari lo facevano nel passato anche nei nostri boschi, fabbricavano grandi cataste di rami d’albero e poi le facevano lentamente bruciare, anche se in tale scarsità d’ossigeno che il termine bruciare non è esatto, i chimici infatti chiamano questo procedimento pirolisi, ovvero decomposizione in presenza di calore. Il legname così trattato si trasforma in uno stabile deposito di carbonio che può essere incorporato nel terreno senza timore di ulteriori decomposizioni. In teoria tutti i residui vegetali di origine agroforestale potrebbero essere trattati in questa maniera e molti ricercatori, tra cui l’italiano Franco Miglietta del Cnr (foto), si stanno attivamente occupando della cosa nell’ambito della International Biochar Initiative. Della questione si occupa anche il Corriere della Sera con un articolo e il Sole24Ore con inchiesta e filmati. Tanto per fare un esempio, in Italia si producono ogni anno circa venti milioni di quintali tonnellate di paglia di grano e altri cereali, corrispondenti a circa 36 milioni di ton CO2. Se fossero tutti sequestrati sottoterra cancellerebbero il 6-7% delle emissioni nazionali di anidride carbonica. Aggiungeteci tutti i residui legnosi e la cosa comincia a diventare molto interessante, no?





Sopravviveremo?

2 03 2009
Un pianeta a perdere?

Un pianeta a perdere?

Alcuni scienziati ormai lo scrivono e lo dicono apertamente: l’umanità potrebbe non farcela a reggere il riscaldamento climatico atteso di qui a fine secolo (o forse anche prima). Altri si spingono ancora più in là e dichiarano apertamente che non c’è speranza. Sull’ultimo numero di New Scientist la copertina è dedicata alla Terra nel 2099, un pianeta che potrebbe diventare irriconoscibile e soprattutto quasi del tutto inabitabile… Il problema è che nonostante la gravità degli allarmi, le emissioni di anidride carbonica (e degli altri gas serra) non solo non diminuiscono ma continuano ad aumentare. Per dirla con Paul Crutzen, meteorologo premio Nobel per la chimica per i suoi studi sull’effetto dei Cfc sull’ozono stratosferico,”Vorrei essere ottimista ma non vedo ragioni per esserlo. Per salvarci dovremmo ridurre le nostre emissioni di carbonio [in atmosfera] del 70% entro il 2015. Attualmente ce ne mettiamo il 3% in più ogni anno.” L’altrettanto famoso James Lovelock, il chimico padre di Gaia, l’ipotesi di un pianeta in omeostasi attiva il cui clima sarebbe regolato dalla vita, ha addirittura pubblicato recentemente un nuovo libro su Gaia per descrivere lo sconquasso irreparabile che ci attende a causa della non linearità del sistema Terra e delle sue reazioni inconsulte all’aumento dell’effetto serra (uno scatto di +5 °C e non un progressivo aumento della temperatura come previsto dai modelli correnti). Che dire? Speriamo che si sbaglino e soprattutto speriamo che i consulenti scientifici dei potenti della Terra li convincano ad agire subito in maniera coerente e massiccia, introducendo ad ogni livello piani di protezione climatica drastici ed efficaci. Parlatene in giro… potrebbe essere importante!