Les jeux sont faits

25 02 2009
Risate atomiche...

Risate atomiche...

Grazie all’intesa senza riserve tra la destra francese e quella nazionale abbiamo risolto il problema energetico e climatico. Con quattro belle centrali nucleari, costruite da una ditta francese su suolo italiano (quale?), entro il 2020, giusto in tempo per rispettare gli accordi europei. Cosa volete che contino i dati, che mostrano l’irrilevanza sostanziale di queste quattro centrali sul consumo energetico italiano, cosa volete che contino le difficoltà a trovare un sito di stoccaggio delle scorie, cosa volete che contino le (giustissime) preoccupazioni dei cittadini per la diffusione della radioattività nell’ambiente, l’importante è mettere su un bel business, dove c’è da mangiare per un sacco di amici, dai cementieri ai militari, dall’Enel all’Edf, da Parigi a Palermo. E anche fare un bel colpo ad effetto, pura propaganda populista, noi sì che i problemi li risolviamo, mica chiacchiere! Fatevi sentire cari (pochi) lettori, esprimete almeno il vostro parere sul sito di Repubblica, che ieri ha raccolto in poche ore decine di migliaia di no. E ditelo in giro, la scelta nucleare è scellerata, vecchia, pericolosa, e anche inutile. Torneremo presto a scriverne per chiarire ognuno di questi punti.





La crisi fa bene al clima?

23 02 2009

Per uscire dalla crisi...

Per uscire dalla crisi...

A rischio di apparire impopolare vi confesso che questa crisi economica così vasta e profonda mi pare una “mano santa”, come dicono a Roma, cioè provvidenziale per la Terra, e per il suo clima in particolare. Le notizie sui consumi energetici in Italia per esempio parlano di un calo dell’8-9%, e siccome da noi energia vuol dire (quasi) solo fonti fossili è facile prevedere che grazie alla crisi il 2008 apparirà nelle statistiche come il primo anno di drastico calo delle emissioni di gas serra, in questo Paese dove Kyoto, pur così modesto nei suoi obiettivi, appare ancora un miraggio. Se poi si avverassero le previsioni degli economisti, prima unanimi a prevedere magnifici e inarrestabili progressi e ora tutti concordi a prevedere un anno o due di profonda recessione, forse potremmo guardare con maggiore fiducia al 2012, anno in cui dovremmo essere tornati sotto i livelli di emissione del 1990, come da accordi internazionali da noi sottoscritti e ratificati. Se poi infine il governo volesse approfittare della crisi per lanciare una politica di spesa pubblica (un “pacchetto”, come si dice adesso) orientata al risanamento ambientale e climatico del paese, per esempio una campagna di coibentazione sistematica del patrimonio immobiliare nazionale, come suggeriscono Cgil e Legambiente, allora forse, oltre agli obiettivi di Kyoto, potrebbe cogliere anche quello di uscire in fretta da una crisi che, se non presa sul serio, potrebbe decretarne la fine politica.





Ma le pale eoliche inquinano?

11 02 2009
Casomai puliscono il mondo...

Casomai puliscono il mondo...

Oggi durante una conferenza sul clima che tenevo in una scuola media, un’insegnante di Benevento (zona molto ventosa, dove procedono alacremente le installazioni eoliche) mi ha chiesto quello che leggete nel titolo… Inoltre vedo che si continuano a tenere a Bologna incontri pubblici con fior di politici e di tecnici sull’inquinamento… elettromagnetico! Bologna è città che dovrebbe stare molto preoccupata per l’inquinamento atmosferico spesso altissimo delle sue strette e trafficate strade, e invece si agita per le antenne telefoniche, i cui effetti sanitari sono solo voci che girano, gli italiani del sud si dovrebbero preoccupare moltissimo dell’inquinamento del cibo e del suolo provocato dalla diossina e dai veleni agricoli e industriali, e invece si domandano se sono le pale eoliche a inquinare. I ragazzi, tutti 14enni, che ascoltavano piuttosto attentamente le mie parole, interrogati da me sulle dimensioni del pianeta Terra su cui abitano, si rivelavano totalmente impreparati e davano letteralmente i numeri. Di recente ho dovuto persino segnalare alla Repubblica, e scusate l’ardire, che un loro giornalista confondeva per un intero articolo i chilowatt (la potenza) con i chilowattora (l’energia). Sembra di nuotare nel miele, sforzi enormi e risultati pochi.





Fa caldo in Australia, ma non abbastanza…

10 02 2009
Quandè che apriamo gli idranti?

Quand'è che apriamo gli idranti?

Temperature oltre i 46 gradi come quelle registrate nei giorni scorsi a Melbourne (una città che di solito in febbraio dovrebbe stare sui 28) a me fanno venire i brividi. Oltre al dispiacere per la distruzione e per le vittime innocenti provocate dagli enormi incendi questo dato e le sue conseguenze tragiche mi confermano quel che presagisco: corriamo il rischio di fare tutti una brutta fine, perché non ragioniamo fino in fondo sui segnali che arrivano dalla natura. I governi, anche quello laburista di Kevin Rudd che da qualche tempo ha sostituito in Australia il precedente conservatore e ha subito sottoscritto il protocollo di Kyoto, non si impegnano a sufficienza, come scrive il climatologo Tim Flannery in un recente pezzo sul Guardian, e il carbonio continua a sfuggire a miliardi di tonnellate dai continui roghi di combustibili fossili (oltre che dalle foreste australiane in fiamme). Quanti altri incendi servono per farci reagire?





Incentivi a vento e non a pioggia

1 02 2009
Di gran lunga il migliore...

Di gran lunga il migliore...

L’auto è in crisi, e il governo tira fuori i soliti incentivi, per convincere i riluttanti italiani a cambiare auto e salvare i posti di lavoro degli operai Fiat. Nessuno sembra accorgersi che dai 200mila operai degli anni settanta siamo passati a soli 60mila, nonostante la continua riproposizione di incentivi. Nessuno sembra essersi altresì accorto che l’Unione europea l’altroieri ci ha messo in mora per violazione delle direttive sull’inquinamento dell’aria. Peraltro in questi anni si è scelleratamente consentito il transito dalla benzina al gasolio anche per le auto private, eliminando i superbolli. Insomma siamo di fronte a una situazione di totale incompetenza e pura improvvisazione. Eppure coniugare la libertà di muoversi con la tutela della salute, la protezione del clima e anche la difesa dei redditi dei produttori si potrebbe. Ma ci vuole una politica animata da ideali, coniugata a una capacità razionale di basare le decisioni sui fatti e non sugli umori dell’ultimo minuto. La crisi è una grande opportunità da cogliere per dare una sterzata decisa alla situazione e puntare a un sistema economico e dei trasporti finalmente sostenibile. Un esempio? Rifinanziare, con opportuno prestito pubblico, i trasporti pubblici urbani del nord Italia, e delle altre zone dove più grave è l’inquinamento atmosferico, per l’elettrificazione massiccia delle reti urbane e suburbane e la rottamazione dei mezzi a combustione interna, in particolare di quelli diesel. Per produrre la necessaria energia elettrica, invece di pensare al nucleare, pericoloso, costosissimo e assai lento a entrare in produzione, varare un serio programma di produzione eolica che ci consenta di riacchiappare almeno la Spagna, che fa dieci volte più eolico di noi e ha sviluppato un’industria con migliaia di addetti. È solo un esempio, e se ne potrebbero fare molti altri, se solo ci fosse qualcuno disposto ad ascoltare e a ragionarci su. Dagli Stati Uniti, in particolare da Stanford, una delle grandi università californiane, arrivano parole sagge confortate da studi rigorosi: “Mettere la gente a lavorare per fare turbine eoliche, impianti solari, impianti geotermici, veicoli elettrici ed elettrodotti potrebbe non solo creare posti di lavoro ma anche ridurre i costi sanitari, agricoli e climatici, oltre a fornire una disponibilità virtualmente illimitata di energia pulita” dice Mark Jacobson, intervistato da New Scientist . L’ingegnere americano ha appena pubblicato un studio comparato sulle fonti energetiche dal quale risulta che il vento è di gran lunga il migliore mezzo per rifornire di corrente un sistema di mobilità elettrificata, completamente ripulito da motori a combustione interna, che riescono simultaneamente a far danni alla salute fisica (e mentale, non dimentichiamo il rumore) delle persone, al clima e persino alla pace mondiale. Abbracciare il vento potrebbe letteralmente salvarci dalla crisi e anche da rischi ben più gravi di quello meramente economico. Forza con gli incentivi!