Eolica costa la metà di nucleare

29 10 2008
Meno male che cè Amory

Meno male che c'è Amory

Il soggetto naturalmente è l’elettricità. Secondo una recente rassegna di Amory Lovins (il leggendario direttore del Rocky Mountains Institute) riferita dal bravo Lester Brown nelle sue Plan B Updates, ogni kWh costa circa 0,07 $ (o se preferite 7 cents) contro gli 0,14 del nucleare (escludendo persino gli onerosissimi costi dello smantellamento e dello smaltimento delle scorie). Capito signori ministri (veri e ombra)? In Italia secondo il recente studio dell’Anev solo con l’eolico si potrebbero produrre entro il 2020 (ma partendo da subito!) ben 27 terawattora, corrispondenti al consumo elettrico domestico di 25 milioni di italiani, con una potenza installata di 16 megawatt e un risparmio di 23 milioni di tonnellate di C02 all’anno. Ecco i numeri puri e duri, tutto il resto è fuffa!





Ci vogliono un po’ di palle (oops!)

28 10 2008
Angela Merkel, politico e scienziato

Angela Merkel, politico e scienziato

Esatto, avete letto e capito giusto. Se la politica non dimostra un po’ di spina dorsale siamo fritti. E lo siamo sia per il riscaldamento globale che per la crisi economica. E’ ora di dimostrare leadership e prendere il toro per le corna. Le fonti rinnovabili, l’efficienza energetica, il ridisegno sostenibile dei sistemi di trasporto sono i temi dove si dimostra capacità di governo nel terzo millennio. Altro che chiedere in ginocchio al governo che ci finanzi l’ennesima autostrada. Altro che insistere con le centrali a turbogas o addirittura trastullarsi con il vecchio e pericoloso nucleare. Notizie recenti dicono che in California l’approccio ambiental-decisionista di Terminator Schwarzenegger e dei suoi predecessori ha già portato notevoli benefici in termini di occupazione e ricchezza, lo stesso sta apparendo con chiarezza in Germania, che sulle rinnovabili ha puntato sul serio e da anni, e ora un ponderoso rapporto internazionale Erec-Greenpeace chiarisce come un approccio rinnovabile alle rinnovabili (scusate il bisticcio) potrebbe mettere in moto un’industria da 360 miliardi di dollari l’anno. E salvarci la pelle, scusate il dettaglio. “All we need to kick start this plan is bold energy policy from world leaders” dice il comunicato stampa, ciò che per l’appunto ho sintetizzato nel titolo di questo pezzo… una politica energetica coraggiosa, e una classe dirigente coraggiosa. Tanto per chiarire che non sono maschilista, finora le palle su questo argomento le ha mostrate solo Angela Merkel in Europa.





Soldi, soldi…

18 10 2008
La protezione del clima parte da casa.

La protezione del clima parte da casa.

Di fronte alla querelle Italia-Ue sul clima smettiamola per un attimo di parlare di soldi e parliamo di anidride carbonica, che non è solo un gas serra di per sé ma anche l’unità di misura con cui si calcola l’effetto di tutti gli altri gas serra. L’Italia in unità di CO2 emette attualmente circa 600 milioni di tonnellate all’anno di gas serra, il che equivale a circa 10 tonnellate per abitante, il doppio della media mondiale che è (circa) 5. Per rispettare il protocollo di Kyoto questa cifra deve calare di circa 1,5 tonnellate entro il 2012, e per ottemperare alle richieste europee, di altre 1,5 tonnellate entro il 2020. Dobbiamo quindi metterci a dieta, ma, come dicono i buoni dietologi, non guardare tanto alla quantità quanto alla qualità dell’energia che consumiamo. La ricetta sulla carta è piuttosto semplice, dobbiamo riqualificare il nostro enorme patrimonio edilizio (case, scuole, ospedali, uffici e fabbriche) in modo che non sprechi più l’energia come fa adesso, a causa dei pessimi isolamenti. Questa riqualificazione energetica porterà un’enorme quantità di lavoro edile e rianimerà la nostra industria manifatturiera perché ci vorranno grandi quantità di materiali isolanti, doppi vetri e infissi a tenuta e un sacco di lavoro per la riprogettazione e la posa in opera. Inoltre le case e gli altri edifici dovranno anche produrre parte dell’energia che comunque continueranno a consumare e quindi dovranno dotarsi di scaldaqua solari e altri apparati per la produzione sostenibile di elettricità, calore e fresco. E questo vuol dire altro lavoro e un’altra spinta all’economia. Inoltre dovremo lasciare spazio alle nuove installazioni eoliche sia in terra ferma che in mare, per ottenere subito le grandi quantità di corrente elettrica pulita che il vento mette a disposizione anche nel nostro paese. Trascuro il tema dei trasporti per non tediarvi. E quindi eccoci qui di nuovo a parlare di soldi. La sfida climatica è un’ottima occasione (l’ultima) per combattere la recessione e ridare vitalità economica e un futuro a questo Paese. Non è un costo, è un investimento. È questo tema che la politica non ha ancora rimuginato fino in fondo e che dovrebbe costituire l’ossatura del programma per la riscossa prima di tutto psicologica e poi anche elettorale della sinistra.





Un po’ di numeri non fanno mai male

15 10 2008
Jose Manuel Barroso, presidente della commissione europea.

Jose Manuel Barroso, presidente della commissione europea.

Cominciamo con il nostro obiettivo di Kyoto: noi italiani dobbiamo scendere del 6,5% sotto il livello di emissioni del 1990. Ma quanto emettevamo nel 1990? La risposta si trova nei documenti ufficiali del Unfccc, l’organismo dell’Onu che si occupa dell’attuazione della Convenzione internazionale sul clima, che organizza le conferenze delle parti (COP, la prossima in Polonia) e che raccoglie tutti i dati ufficiali dei paesi aderenti al Protocollo di Kyoto. Nel 1990 l’Italia emetteva 516,851 milioni di tonnellate di gas serra, espresse come equivalente di CO2. E quanto emettiamo adesso? I dati ufficiali si fermano al 2005 quindi riferiamoci a quelli: siamo a 579,548 Mton, il che detto in termini più chiari significa che invece di scendere del 6,5% sotto il livello del 1990 portandoci così a quota 483,256, siamo al 12,1% sopra o se preferite abbiamo quasi 100 milioni di tonnellate di emissioni da smaltire entro il 2012, anno di scadenza del Protocollo. L’Europa sta cercando di attuare un obiettivo più ambizioso di Kyoto, consistente nel tagliare le emissioni del 20% rispetto al 1990, però con scadenza 2020. Questo significherebbe per l’Italia un ulteriore taglio di altre 100 Mton… Ce la possiamo fare? Secondo me sì, varando in fretta un vasto programma di efficienza energetica pubblica e privata e investendo molto sulle fonti rinnovabili (e sulla ricerca), sui trasporti pubblici e sulla mobilità sostenibile. Secondo il governo no, e infatti oggi i ministri competenti (?) sono a Bruxelles in ginocchio da Barroso per pregarlo di avere un occhio di riguardo nei nostri confronti. Non abbiamo fatto niente finora e vogliamo continuare così per un pezzo…





Dipingi la casa di verde

13 10 2008
Il logo di GBC Italia

Il logo di GBC Italia

Le case inglesi, secondo quanto segnalato dal Green Building Council (GBC) nel suo ultimo rapporto al governo di sua maestà, producono da sole più di un quarto (27%) di tutte le emissioni climalteranti del Regno Unito (639 Mton CO2eq). Siccome gli inglesi potrebbero presto approvare una legge che imporrà il taglio dell’80% delle emissioni di gas serra entro il 2050 e siccome, sempre secondo il rapporto, ben l’80% delle case che saranno abitate nel 2050 è già stato costruito, ne deriva l’urgente necessità di intraprendere una strategia di riduzione delle emissioni degli edifici già esistenti (25 milioni…). Molti interventi (isolamento delle soffitte, nuove finestre, illuminazione più efficiente) sarebbero già ora praticabili con ottime prospettive di efficienza finanziaria oltre che energetica. Il GBC consiglia a questo proposito al governo di intervenire per “sbloccare” il mercato con varie misure, in particolare agevolando il finanziamento delle ristrutturazioni ai privati da parte delle banche e dei comuni. Da quest’anno esiste anche un GBC italiano, che segnala l’esistenza di un nuovo Corso di Alta Formazione su “Fisica ed energetica degli edifici” a Padova.





Qua non si scherza…

6 10 2008

Per ora si chiama WOB-L1, e dal 2010 si potrà comprare (anche se non so quante ne faranno). Secondo Wolkswagen, che l’ha realizzata e provata in strada, fa 100 km con un litro di nafta! Motore diesel monocilindrico, circa 300 kg di peso e due posti (uno davanti e l’altro dietro, come in certi aeroplanini). Fiat, dove sei? Dettagli qui.





Onu solare

6 10 2008
Un Solartaxi per Ban.

Un Solartaxi per Ban.

Lo scorso 12 settembre il segretario dell’Onu Ban Ki-moon ha dichiarato “a fantastic experience” la sua corsa in Solartaxi, un nuovo mezzo interamente solare col quale si è fatto trasportare in giro per New York sul percorso da casa al lavoro. Solartaxi, realizzato dallo svizzero Louis Palmer, è in giro per il mondo da un po’ e il suo viaggio propagandistico si concluderà in dicembre dopo un importante sosta a Poznan, in Polonia, sede dei prossimi colloqui climatici COP14, una tappa intermedia di negoziati climatici collocata tra la conferenza di Bali dell’anno scorso e quella di Copenhagen del 2009, che stabilirà le regole del post-Kyoto. La conferenza di Poznan avverrà dopo le presidenziali americane (anche se il nuovo presidente si insedia formalmente solo nel 2009) e sarà quindi importante per capire se a Washington tira un’aria nuova rispetto a quella, assai stantia, dell’amministrazione Bush.





Milleseicento schiavi

2 10 2008
Uno schiavo di Michelangelo.

Uno schiavo di Michelangelo.

Considerate che un uomo (uno schiavo) lavorando (con le braccia, mica seduto al computer…) dodici ore al giorno senza interruzione sviluppa appena 0,6 kWh… Considerate che un kWh elettrico in bolletta vi costa massimo 20 centesimi… Considerate anche che (come riferisce Nicola Armaroli in un recente articolo pubblicato su Sapere) un’automobile di media cilindrata viaggiando a velocità di crociera sviluppa la potenza corrispondente al lavoro simultaneo di 1600 persone (o schiavi, se preferite) e che un Jumbo in decollo a pieno carico da Linate invece sviluppa addirittura l’equivalente della potenza di un milione e 600mila persone, più di tutti gli abitanti di Milano messi insieme. Insomma siamo venuti su in un’epoca di cuccagna energetica, dove con qualche euro possiamo procurarci l’equivalente energetico del lavoro di migliaia di persone sotto forma di elettricità o carburante. Ma “La cuccagna è finita” come dice Armaroli efficacemente nel titolo del suo lavoro, perché i giacimenti petroliferi “giganti o supergiganti” non si trovano più e nessuno sa come rifornire il popolo mondiale dei 100-120 milioni di barili di cui necessiterà di qui a qualche decina d’anni (i consumi attuali sono di “appena” 85 milioni di barili al giorno). La cuccagna è anche messa in crisi dall’ormai acquisita nozione che stiamo sbilanciando il clima planetario (e anche altre cosucce come l’acidità degli oceani e il livello generale degli stessi) con le enormi emissioni di gas serra provocate dalla combustione sempre più frenetica di gas carbone e petrolio. Armaroli, dopo un’analisi molto critica delle prospettive nucleari globali e italiane, invita per l’ennesima volta a rivolgere l’attenzione politica (cioè gli investimenti e le politiche) in direzione dell’unica fonte pulita e inesauribile di cui direttamente o indirettamente disponiamo: il sole. Auguriamoci che il suo invito venga presto raccolto e auguriamo anche al direttore di Sapere, prof. Carlo Bernardini, che festeggia 25 anni di felice direzione dell’unica rivista di divulgazione scientifica interamente italiana, altri 25 anni almeno di attività editoriale.