750 chilometri quadrati al mese

30 09 2008
Foresta e colture in Brasile. Foto Rodrigo Baleia/Greenpeace

Foresta e colture in Brasile. Foto Rodrigo Baleia/Greenpeace

E’ questo il tasso di deforestazione dell’Amazzonia brasiliana in agosto, doppio rispetto a quello di luglio, triplo rispetto a quello dell’agosto 2007, e talmente alto che forse indurrà il governo brasiliano, in particolare il ministro per l’ambiente, a trascinare davanti a un tribunale pezzi della sua stessa amministrazione, in particolare l’Incra (Agenzia della riforma agraria), che è accusata di aver contribuito alla deforestazione di 220mila ettari di foresta negli ultimi tre anni, oltre a grossi proprietari terrieri e allevatori di bestiame. I dati sulla deforestazione amazzonica sono aggiornati continuamente grazie al telerilevamento, attività che in Brasile compete allo specifico istituto di ricerca spaziale. La deforestazione è particolarmente dannosa per il clima perché ad essa segue il rilascio in atmosfera di immense quantità di carbonio contenuto nelle piante che vengono bruciate ma soprattutto nei terreni che vengono dissodati per essere avviati a coltura (soia, palma da olio, canna da zucchero) o destinati a pascolo. Stime recenti parlano di ben 1,5 miliardi di tonnellate di CO2 emesse ogni anno a causa della deforestazione tropicale, una quota che rappresenta il 5% emissioni complessive. Per fermare questo disastro sono in corso negoziati internazionali per dare un valore alla protezione delle foreste tropicali e far confluire in questo modo su paesi come Brasile e Indonesia i fondi necessari per attuare le necessarie e costose politiche di protezione del patrimonio forestale tropicale. Anche campagne mirate come quella recente di Greenpeace contro Unilever si sono rivelate efficaci.





Altre storie di auto elettriche

25 09 2008
Meglio del Piaggio Porter...

Meglio del Piaggio Porter...

Per spingere un Tesla Roadster da zero a cento chilometri l’ora in 4 secondi ci vuole un pacco di settemila batterie agli ioni di litio, di quelle che si trovano in ogni telefonino, tutte connesse con un gran numero di collegamenti elettrici. Nikola Tesla, per chi non lo sapesse, è stato un grandissimo scienziato e inventore di origine serbocroata, trasferitosi in America e poi definitivamente assimilato nel pantheon degli scienziati Usa, da Beniamino Franklin fino a Richard Feynman. Tesla è anche il nome scelto da Elon Musk per la sua fabbrica di gioielli elettrici da 100mila dollari, dove ha investito alcuni dei milioni che ha guadagnato dopo il successo di PayPal, il sistema di pagamento online da lui inventato, e ben conosciuto dagli utenti di eBay, come si legge in un recente numero di New Scientist. Dispiace fare i soliti paragoni tra i nostri imprenditori e quelli statunitensi, ma certo di fronte alla voglia di inventare e di scommettere su un futuro diverso da quello attuale di certi personaggi americani, al confronto con quel che si trova da noi cadono le braccia. In Italia infatti cosa c’è di elettrico sul mercato? Degli scatoloncini di latta come i Piaggio Porter elettrificati da MicroVett e poco più. L’auto elettrica non è semplicemente presa in considerazione, né dalle imprese né dagli amministratori. Sarà che siamo la patria di Fiat, Ferrari e Lamborghini, ma il pistone e la biella sembrano l’unico orizzonte della mobilità automobilistica nazionale. E invece l’elettrico ha un’immensa serie di vantaggi, poca CO2 (si parla di 35 g/km e anche meno), niente emissioni inquinanti tra le strade strette delle città, rumore zero, grande semplicità costruttiva, con conseguenti modeste spese di manutenzione e lunga durata. Quand’è che un sindaco dell’inquinatissima Val Padana avrà il coraggio politico di emanare una direttiva che imponga la transizione all’elettrico per chi lavora girando a motore per la città (enti pubblici, trasportatori, rifornitori, agenti di commercio, manutentori, imprese edili e così via, per migliaia di mezzi sempre in movimento)? Un provvedimento pubblico di questo genere consentirebbe di dare il necessario slancio a un settore, quello del mezzo elettrico, che ha bisogno di essere accompagnato fuori dal ghetto in cui è relegato al momento. Tesla Roadster non è certo il mezzo adatto per rifornire le macchine del caffè o per cambiare il toner alle fotocopiatrici negli uffici. Però serve ad aprire la strada a modelli successivi, molto meno pretenziosi ma destinati al pubblico di massa. Intanto le prenotazioni fioccano e Mr. Musk ha un altro motivo per fregarsi le mani soddisfatto.





La tempesta perfetta

24 09 2008
200mila varietà di grano sono abbastanza?

200mila varietà di grano sono abbastanza?

Secondo Cary Fowler, che dirige il Global Crop Diversity Trust (Fondazione globale per la biodiversità delle colture), l’agricoltura mondiale sta per fronteggiare una tempesta perfetta, composta da tre ingredienti: un tasso di estinzione senza precedenti di varietà agricole, un aumento senza precedenti della popolazione mondiale, un riscaldamento del pianeta senza precedenti da quando si pratica l’agricoltura stessa. Per prepararsi alla tempesta la Fondazione ha creato (spendendo 9 miliardi di dollari) nel gelido suolo delle isole Svalbard, a nord della Norvegia, un deposito di semi agricoli provenienti da tutto il pianeta. Considerate che solo di grano nel mondo sono censite circa 200mila diverse varietà, ma considerate anche che delle oltre settemila varietà di melo che esistevano negli stati Uniti nell’Ottocento, ne sopravvivono oggi solo il 15%. La biodiversità delle colture è un patrimonio essenziale per l’umanità, dato che i geni contenuti in una varietà selvatica di frumento possono salvare quelle coltivate da malattie micidiali e altrimenti incurabili. I genetisti agrari di tutto il mondo sono ora a caccia di caratteri genetici che consentano alle colture di sopravvivere agli stress climatici che si prospettano da qui a fine secolo. Per saperne di più leggere qui (in inglese).





15 chilometri al litro… ma nel 2020!

22 09 2008

Con un po ‘ di aritmetica (e con l’aiuto di Google) si scopre facilmente che il nuovo standard di 35 miglia al gallone stabilito negli Stati Uniti per il 2020 (Energy Independence and Security Act) corrisponde a circa 15 km/litro, un livello ampiamente superato da moltissimi modelli comunemente in vendita in Europa (la versione diesel della Citroen C1 fuori città fa addirittura i 30 km/litro!). Con queste premesse si capisce facilmente come mai negli Stati Uniti si consumino quasi 21 milioni di barili di petrolio ogni giorno (7,5 miliardi l’anno), un quarto del totale mondiale! Ovviamente con questi ritmi di consumo gli Usa sono costretti ad importare dall’estero due terzi delle proprie necessità di petrolio, spendendo cifre che nel 2008 si avviano a toccare la sbalorditiva cifra di 500 miliardi di dollari (circa metà di quanto costerà l’operazione di salvataggio pubblico del mondo finanziario annunciata l’altro giorno da Bush). In questo contesto di sperperi e di panico non sorprende che si chieda a gran voce di riprendere le ricerche petrolifere nel Golfo del Messico e addirittura nei santuari protetti dell’Alaska. Ma non sarebbe ora di cambiare strada in modo più deciso? Certamente sì, puntando subito e con decisione all’auto elettrica ricaricabile dalla presa di corrente ed alla produzione di elettricità da fonti rinnovabili, come sostengono in una recente scheda su questi problemi gli esperti del Earth Policy Institute, gli Usa potrebbero tagliare drasticamente le proprie importazioni di petrolio senza fare ricorso a ulteriori scavi e perforazioni. Con il non trascurabile effetto collaterale di tagliare anche le proprie enormi emissioni di gas serra (aggiungiamo noi).





Tassa i SUV e premia le piccole: il bonus-malus francese

15 09 2008
Nathalie Kosciusko-Morizet, segretaria allambiente in Francia.

Nathalie Kosciusko-Morizet, segretaria all'ambiente in Francia.

Un trafiletto nella rubrica auto dell’Espresso mi ha fatto scoprire che dall’inizio di quest’anno i francesi che vogliono un macchinone inquinante devono pagare una robusta sovrattassa calibrata sulle emissioni di CO2 e che invece chi compra piccolo viene premiato con uno sconto governativo. Se il modello di auto che comprate emette meno di 100 g/km (es. una Smart diesel) avete uno sconto di mille euro mentre se superate i 250 g/km c’è un “malus” di ben 2600 Euro! Secondo l’Espresso quest’anno le vendite di SUV e di altri macchinoni in Francia sono crollate, quindi la misura ha dimostrato che toccando la tasca i risultati si vedono subito… La ministra francese all’Ecologia (foto, Reuters) sta per estendere il sistema del bonus malus a una lista di altri prodotti di uso comune, che verranno trattati alla stressa stregua dell’auto, con tasse/premi ovviamente commisurati al danno/beneficio ambientale e al valore del bene. Vive la France!





Eroi e liberi

12 09 2008
Scalare ciminiere per difendere il clima non è reato (in Inghilterra)

Scalare ciminiere per difendere il clima non è reato (in Inghilterra)

Gli attivisti ambientali Huw Williams, Kevin Drake, Ben Stewart, Tim Hewke, Emily Hall and Will Rose (nella foto di Jiri Rezac/Greenpeace), che qualche mese fa scalarono per protesta la ciminiera di una centrale a carbone che emette 20mila tonnellate di CO2 al giorno, sono liberi e non colpevoli, lo ha deciso un tribunale inglese che, tra gli altri testi a discarico, ha sentito anche Jim Hansen della Nasa. Questa vicenda ricorda quella simile svoltasi in Puglia l’anno scorso e conclusasi altrettanto felicemente.





Effetto server

3 09 2008
I server internet sono sempre accesi e consumano molto...

I server internet sono sempre accesi e consumano molto...

La rete piace. Il web è in effetti una grande invenzione, è pieno di risorse ed è un magnifico sistema per condividere informazioni e idee. Come tutte le cose belle però anche il web ha i suoi lati oscuri, e in questo caso preoccupa quello climatico. Alla fine dell’anno scorso un’organizzazione inglese ha infatti pubblicato un rapporto sui costi climatici dovuti alle emissioni di CO2 del sempre crescente numero di computer, in particolare i grossi server che mantengono sempre accesi i siti, compreso quello che state leggendo. Il rapporto, intitolato ironicamente An Inefficient Truth (una verità inefficiente), facendo il verso al famoso film di Al Gore An Incovenient Truth (Una scomoda verità), asserisce che, con più di un miliardo di computer sul pianeta, l’informatica globale sarebbe responsabile del 2% circa delle emissioni umane di CO2 – una cifra simile a quella dell’intera aviazione civile. Fin qui le cattive notizie. La notizia buona è che gestire ecologicamente i propri server non solo è possibile ma già si fa, come dimostra l’esperienza di un Internet provider inglese denominato non a caso Ecological Hosting, che alimenta le proprie macchine esclusivamente con il sistema fotovoltaico installato in California, dove hanno sede i loro server. Si appoggiano ovviamente a questo provider gli animatori della campagna 100 mesi per salvare il pianeta di cui magari parleremo un’altra volta.