Mar Nero eolico

29 08 2008
La zona di Constanta, sul mar Nero, vista dalla Nasa

La zona di Constanta, sul mar Nero, vista dalla Nasa

E’ di questi giorni la notizia, riportata anche dalla BBC, che sta per partire la costruzione della più grande centrale eolica europea terrestre. Sarà realizzata sul mar Nero, a Constanta, in Romania, da parte di una azienda ceca, la CEZ, con un investimento di 1,1 miliardi di Euro. Già dal 2009 buona parte delle centrale sarà operativa e il completamento è previsto per il 2010. Come dire, soldi che cominceranno a fruttare subito. Capitale italiano, naturalmente, zero…

Per puntare sul serio alle fonti rinnovabili oltre alle centrali bisogna anche modificare le reti di trasporto della corrente elettrica. Dove questo non viene fatto bene si entra in crisi, come in alcune zone degli Stati Uniti.





ACC… se il clima ci scappa dalle mani…

25 08 2008
La foresta ubriaca, conseguenza della scioglimento del permafrost.

La foresta ubriaca, conseguenza della scioglimento del permafrost.

La sigla ACC significa Abrupt Climate Change, espressione che possiamo tradurre come cambiamento climatico brusco ed improvviso. L’ACC è un fenomeno ben presente nelle registrazioni paleoclimatiche e costituisce quindi un problema molto preoccupante, di cui la letteratura tecnica sta cominciando a occuparsi con sempre maggior frequenza: in poche parole man mano che aumentano i gas serra in atmosfera il sistema climatico si scalda e questo nuovo livello termico può innescare ulteriori emissioni naturali di gas serra del tutto incontrollabili. Un esempio in questo senso è quello delle emissioni di metano dalle tundre artiche. Queste sono zone estesissime che circondano l’Artico, presenti in particolare in Russia e Nord America. Fino a un po’ di tempo fa queste aree erano caratterizzate dalla presenza di terreni permanentemente congelati o permafrost. Il permafrost va progressivamente sciogliendosi proprio perché le zone circumpolari appaiono quelle più sensibili al riscaldamento globale, con aumenti termici dell’ordine di 4 centigradi in vent’anni a fronte di quelli più modesti (meno di un grado) rilevati nelle zone temperate. Lo scioglimento del permafrost genera la decomposizione in acqua di resti vegetali e animali in esso congelati e le conseguenti emissioni di metano, un gas serra 23 volte più efficiente dell’anidride carbonica e la cui concentrazione in atmosfera è in effetti salita dai tempi preindustriali con rapidità anche maggiore di quella registrata per la CO2 (anche se misure recenti mostrano una certa stabilizzazione della sua concentrazione) portandosi a livelli di poco inferiori a 2000 parti per miliardo (ppb), come riportato dall’Ipcc.





turbine eoliche contro il turbogas

21 08 2008

In tutta Italia sorgono comitati che cercano con maggiore o minore successo di contrastare l’attivazione di nuove centrali elettriche a gas naturale, le famose turbogas. Ad esempio vicino a Bologna ne vogliono costruire una al posto di una cartiera ormai chiusa, nella valle del fiume Reno, e questo suscita preoccupazioni da parte dei Verdi e petizioni di cittadini. Al di là dei giustificati allarmi per la prevista produzione di polveri sottili e di altri inquinanti qui vogliamo mettere in evidenza che una centrale a turbogas da 60 MW elettrici, come quella prevista dal protocollo tra Regione e il costruttore Dufenergy potrebbe essere sostituita da generatori eolici dislocati sulle creste appenniniche dove è maggiore la ventosità. Gli attuali generatori eolici hanno una taglia tipica da 1,5 MW e quindi ne basterebbero un centinaio, senza alcuna emissione di anidride carbonica nè di altri inquinanti. Bisognerebbe prendere esempio dall’Assia, regione tedesca dove all’inizio del 2008 la socialdemocratica Ypsilanti si è presentata alle elezioni proponendo di sostituire due centrali nucleari con ben 1700 impianti a fonti rinnovabili, e ha vinto!





Primi, per una volta…

20 08 2008
Geyser (U.S. Geological Survey, foto di S. R. Brantley, 1983)

Geyser (U.S. Geological Survey, foto di S. R. Brantley, 1983)

In Italia siamo stati i primi a sfruttare il calore della terra per produrre energia elettrica, e gli attuali 810 MWe geotermici gestiti, non senza problemi, dall’Enel rappresentano di fatto la geotermia europea. Con la prima centrale geotermoelettrica del mondo allacciata alla rete a Larderello nel 1914, dopo che 10 anni prima Piero Ginori-Conti aveva dimostrato la fattibilità del processo, abbiamo inaugurato una pagina della storia energetica di questo pianeta, pagina che oggi sta diventando sempre più “calda”. Come si legge infatti nel sito dell’Earth Policy Institute, diretto dal famoso Lester Brown, uno dei grandi personaggi positivi del Novecento, ancora attivissimo nel combattere il degrado ambientale del pianeta (leggete il suo Piano B per conoscere le sue strategie), la geotermia è in grande espansione soprattutto negli Stati Uniti. Le nuove tecnologie geotermiche a bassa temperatura lasciano intravedere possibilità di sviluppo enormi per questa fonte di energia elettrica e termica rinnovabile e pulita, anche in zone meno “calde” di Larderello, anzi praticamente ovunque. Naturalmente ci vuole un aiutino dello stato sotto forma di esenzioni dalle tasse o di sovvenzioni dirette. Ma in Italia da qualche mese si parla solo di nucleare





una casa di classe A?

18 08 2008

Tutti sanno che esistono i frigoriferi di classe A e anche A+ e A++, uno standard europeo che garantisce al compratore, qualunque sia la marca o il negozio, che il frigo in acquisto consuma meno degli altri (per sapere quanto e altri dettagli scaricare l’utile libriccino dell’Enea sull’Etichetta Energetica).

Siccome le case dove viviamo consumano una grande quantità di energia per il riscaldamento (e da qualche anno anche per il condizionamento) qualcuno ha pensato di congegnare anche per le case un’etichetta energetica, ricavata da un’opportuna procedura di certificazione energetica, in modo che l’acquirente quando compra casa sappia a quali livelli di consumo energetico e relative spese stia andando incontro. Un sistema applicato per esempio in provincia di Bolzano (si chiama KlimaHaus o CasaClima) o a Reggio Emilia. Fin qui tutto bene. L’ultimo numero di QualEnergia però ci informa, con un dettagliato pezzo di Patricia Ferro, che in Italia è in corso un fenomeno inquietante: l’applicazione della direttiva europea che regola questo settore sta avvenendo ad opera di singole regioni, stufe di aspettare un provvedimento nazionale di attuazione della direttiva che tarda ad arrivare. Regole diverse applicate da enti diversi producono risultati diversi, il primo tra i quali è che l’acquirente di una casa di Classe A non sa più cosa compra o per dirla con l’autrice “in tutta questa confusione chi esce perdente è il cittadino che a parità di caratteristiche energetiche trova classificazioni diverse nelle varie regioni.” Il solito paese di Pulcinella…





Le tristi storie delle auto elettriche (2)

14 08 2008
Pila di EV1 rottamate dalla GM a Phoenix

Pila di EV1 rottamate dalla GM a Phoenix

Questa storia è diventata addirittura un film documentario del 2006 intitolato “Who killed the electric car” (chi ha ucciso l’auto elettrica). Qui invece di un Suv elettrificato, come nel post precedente, si parla di un’auto appositamente progettata, poi noleggiata a qualche centinaio di persone, ritirata e demolita (!) dalla General Motors: è la storia della EV-1, generosamente descritta sulla solita Wikipedia.





Le tristi storie delle auto elettriche

14 08 2008
Il fortunato Darrell.

Il fortunato Darrell.

Tra le pagine del sito del Sierra Club, benemerita ed antica associazione ambientalista americana, si può fare la conoscenza con un certo signor Darrell Dickey che da dieci anni è fortunato possessore di un Suv Toyota Rav4. E cosa ce ne importa, direte voi? La cosa interessante è che il Suv del sig. Dickey è completamente elettrico, raggiunge i 120 km/h, ha un autonomia di di 160-190 km e soprattutto si ricarica con l’impianto fotovoltaico comprato insieme all’auto ed installato sul tetto di casa. In una parola Darrell viaggia gratis, non emette alcunché (né inquinanti né rumore) e si gode un comodo e ampio mezzo di trasporto privato con la ben nota affidabilità giapponese. Il tutto avendo speso 45mila dollari una tantum dieci anni fa, soldi che si sono già ampiamente ripagati grazie alla corrente prodotta sul tetto e rivenduta alla rete. Come sapete i motori e le auto elettriche sono estremamente meno complicati di quelli a scoppio per cui anche i costi di manutenzione sono prossimi allo zero. Bene, direte voi, dov’è che si compra questa Toyota, che ne voglio subito una anch’io? La risposta è: da nessuna parte. Per capire come mai bisogna leggere (in inglese) la storia della Rav4EV, il modello elettrico del ben noto Suv giapponese. La cosa più sconcertante che si scopre leggendo queste informazioni è che non solo l’auto non è più in vendita ma è impossibile costruirla di nuovo o farne una simile perchè non esistono più le fondamentali batterie speciali al NiMH (nickel-metallo idruro) da 95 ampereora di cui era dotata. E chi è che ha reso impossibile la costruzione di queste batterie, smantellando persino l’impianto di prouzione? Il proprietario del brevetto! Non si tratta di un matto, si tratta invece della Chevron-Texaco, colosso petrolifero statunitense, che ha zero interesse a vedersi diffondere sul mercato mezzi di trasporto come quello descritto prima… (continua)





giù il petrolio, su il carbone…

12 08 2008
Miniera di carbone a cielo aperto

Miniera di carbone a cielo aperto

Quest’anno il prezzo del petrolio è salito talmente (ora però è risceso) che tutti si sono resi conto della necessità di ricorrere alle fonti energetiche alternative. Bene, voi pensate al sole e al vento? Sbagliato, l’alternativa è… il carbone! Abbiamo appena assistito all’inaugurazione della centrale a carbone di Civitavecchia (Enel), con tanto di gaffe del ministro Scajola. In Inghilterra invece ben 55 nuove miniere di carbone a cielo aperto sono state autorizzate o lo saranno presto. Anche in Sardegna il presidente Soru, invece che al vento pensa al pessimo carbone del Sulcis. Si tratta di un paradosso spiegabile solo con la follia tutta italiana dei cosiddetti finanziamenti CIP6, che gravano sulla bolletta energetica di noi tutti. Ricordiamo che tra tutte le fonti energetiche fossili il carbone è la più sporca e pericolosa per la salute, per l’ambiente e per il clima, sia in fase di estrazione che di combustione. Purtroppo importanti paesi come la Cina, Gli Usa e la Germania dipendono dal carbone per gran parte della propria produzione elettrica.